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Nonstante sia un sostenitore dell'ascolto puro, è innegabile che l'associazione di musica e immagini produca talvolta effetti straordinari.

Come avviene per un organismo, che non è riducibile alla semplice sommatoria di un insieme di organi, così un insieme di sensazioni visive e auditive crea risultati che vanno al di là delle singole componenti.

E' per questo che molti pensando a Mahler ricordano automaticamente le bellissime scene di "Morte a Venezia", oppure pensando a R. Strauss immaginano gli scenari cosmici di "2001 Odissea nello spazio" (ed è vero anche il contrario, dalle note ai frames).

Quando io ero bambino ed esistevano solo due canali Rai, rigorosamente in bianco e nero, mi suggestionava enormemente la sigla di chiusura di un bel documentario di Mino Damato, "Avventura".

C'era una scogliera alta, i gabbiani, i titoli di coda in scorrimento; e soprattutto una stupenda canzone -che ancora non potevo conoscere- e che iniziava appunto col verso di gabbiani e accordi lenti e malinconici. Solo parecchio più tardi ho capito che si trattava di "A salty dog", a mio giudizio la più bella canzone dei Procol Harum.

Se, passati quaranta o forse più anni, mi rimane impressa nella memoria la sigla di chiusura di un documentario, una ragione ci sarà pure.

E insomma, ho almanaccato con la mia musica e con immagini certo non da me create, ringraziando gli autori di queste ultime, per creare video amatoriali in cui ho messo alla prova le mie capacità di montatore dilettante.

Con risultati che vi lascio giudicare. Io personalmente mi autoassolvo da ogni peccato.